Giovani e malattie mentali, abbattere il pregiudizio. Un muro di silenzio dannoso

8 Ottobre 2020
Giovani e malattie mentali, abbattere il pregiudizio. Un muro di silenzio dannoso

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Il pensiero che un disagio psichicosia di pari dignità di una malattia fisica è un concetto subentrato da poco nella società e che, ancor oggi, si fatica ad accettare del tutto. In un panorama complesso come quello del disturbo mentale, formato da dinamiche sociali, mediche e psicologiche complesse, i giovani stanno cercando di adoperarsi sempre di più per allontanare lo stigma che attanaglia questo mondo, ancor oggi pesante come un macigno.

Si sa che di questo macigno pochi vogliono parlare: secondo uno studio dell’Eurodap, l’Associazione europea disturbi da attacchi di panico, il 70% degli intervistati ritiene inutile rivolgersi ad uno psicologo o ad una qualunque figura di riferimento, poiché l’idea del “cavarsela da soli” o, comunque, con l’aiuto di un conoscente risulta difficile da sradicare. Altri fattori che contribuiscono a questo clima di fiducia si collegano ad esperienze traumatiche passate o a costi troppo elevati da sostenere per le terapie.

Eppure, dati ISTAT alla mano, le malattie mentali rimangono un problema importante anche per le fasce d’età più giovanili: a partire dalla consistente presenza di disabilità di tipo intellettivo nelle scuole (oltre 170 mila alunni, ossia due terzi delle disabilità presenti), passando per un tasso di mortalità per suicidio pari allo 0,7 % nei giovani fino a 19 anni e un elevato numero di ricoveri per diagnosi correlate a sostanze stupefacenti, 6.575.
Se l’occhio su questi dati sembra estremamente preoccupante, dall’altra vi è la costante speranza riposta sia nella ricerca medica che in quella sociale, volte rispettivamente a studiare innovativi metodi di terapia e a migliorare l’ambiente in cui le persone malate vivono. E’ infatti essenziale cercare di combattere i pregiudizi a cui sono soggette ogni giorno persone con disturbi psichici: essi, infatti, comportano in primis un rallentamento o allontanamento dalle possibili figure di riferimento che potrebbero prestare cure e, in secondo luogo, un’amplificazione ancor maggiore del disagio.

Sotto questo aspetto, il lavoro da fare è tanto, ma le nuove tecnologie ed i mezzi di informazione accorrono nuovamente in aiuto. Sono sempre di più le associazioni che si prefiggono di far chiarezza ed aiutare qualsiasi individuo ne manifesti un bisogno, affiancate alle istituzioni del Sistema Sanitario Nazionale, come i CSM. Anche nei social network, poi, sono frequenti pubblicazioni con informative e consigli. Tutto un gran parlare che permette finalmente di infrangere un muro di silenzio anacronistico e dannoso in una società in cui la malattia si sta spargendo a macchia d’olio.