“Smartphone in classe? Danni alla concentrazione”. Intervista a cura di Key4biz

29 Gennaio 2018

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Intervista di Key4biz a Paola Vinciguerra (psicoterapeuta): ‘Usarli oltre le 6 ore al giorno influisce negativamente sulla concentrazione e genera disturbi fisici’. L’uso dei device personali per ‘uso didattico’ è un’iniziativa annunciata dal ministero dell’Istruzione, alle prese, in questi giorni, con una circolare per sdoganare lo smartphone in classe.

Mi confonde aver notato come nella Commissione insediata dalla ministra Valeria Fedeli, che doveva decidere sull’appropriatezza dell’uso degli smartphone in classe, non fossero stati invitati a contribuire nella decisione esperti con competenze sullo sviluppo cerebrale e psicologico dell’essere umano. Non mi pare di aver individuato nella Commissione neurologi, psichiatri, psicologi, psicoterapeuti, e specialisti dell’età evolutiva. Come è possibile prendere decisioni di così grave rilevanza senza tenere in considerazione quale potrebbe essere l’impatto della decisione stressa sullo sviluppo cerebrale e di personalità dell’individuo? Come non si sia considerato questo come primo requisito rispetto alla decisione?”

Questo è uno dei passaggi dell’intervista a Paola Vinciguerra, psicoterapeuta e dal 2005 presidente di EURODAP (Associazione Europea per il disturbo da attacchi di panico), sui rischi legati all’utilizzo dei dispositivi tecnologici a scuola. L’iniziativa è stata annunciata dal ministero dell’Istruzione che sta lavorando a una circolare per sdoganare l’uso dei device personali in classe per ‘uso didattico’.

Perché lo smartphone è diventato una protesi di cui ci sembra di non poter fare più a meno?

Lo smartphone, al giorno d’oggi, è diventato per molti di noi uno strumento indispensabile perché in qualsiasi ambito ci troviamo (scolastico, lavorativo, ricreativo, ecc.…) ci permette, contemporaneamente, di essere anche “altrove” dandoci la possibilità di interagire con il mondo nel cyberspazio ed entrare in contatto con più persone contemporaneamente. Ciò è possibile grazie ai servizi di messaggistica istantanea, alle app per condividere in diretta momenti di vita e ai vari social network. I nostri cellulari hanno superato da tempo la loro esclusiva funzione del “telefonare” e sono diventati dei veri e propri computer portatili capaci anche di intrattenerci nella nostra solitudine, dandoci la possibilità d’isolarci dal resto del mondo.

Sin qui son rose e fiori, ma dietro sorgono le preoccupazioni. Di quale natura?

Questo è il vero nodo. Nonostante la crescente popolarità degli smartphone, il loro uso eccessivo ed inappropriato può celare molti effetti collaterali negativi per la nostra salute fisica, mentale e relazionale non sempre immediatamente evidenti.

Facciamo qualche esempio concreto?

Per esempio la stessa luce emessa dal display è in grado di ampliare il periodo della giornata in cui si è più attivi (chiamato cronotipo), aumentando così la possibilità di sviluppare problemi del sonno, come conseguenza dell’alterazione della produzione della melatonina. Usarli oltre le 6 ore al giorno influisce negativamente sulla concentrazione a scuola o sul lavoro, e genera disturbi fisici come rigidità del collo, vista offuscata, dolore al polso o mal di schiena. Inoltre l’utilizzo eccessivo può generare un calo nel rendimento scolastico e ridurre le interazioni tra le persone, causando problemi relazionali. In questa nuova forma di comunicazione a distanza, parte del linguaggio non verbale viene a mancare, con conseguenze importanti sulla qualità delle interazioni.

Eppure la loro diffusione sembra inarrestabile…

Veloci e ricchi di stimoli, dispositivi vari e cellulari, catturano rapidamente l’attenzione. Il loro utilizzo è apparentemente partecipativo, attivo e dinamico, ma le nuove modalità di comunicazione hanno portato ad un inevitabile modificazione del linguaggio che è diventato frammentato e più immediato. Con esso, sembrano essersi modificate anche le percezioni cognitive e sensoriali.

E la ricerca cosa dice?

Ci sono studi in tal senso in grande quantità. Lo conferma, ad esempio, uno studio condotto dall’Università di Sussex, su persone impegnate in attività diverse contemporaneamente, fenomeno che chiamiamo multitasking (inviare un sms mentre si lavora al pc, mandare una mail mentre si guarda la tv, insomma fare più cose contemporaneamente). Tale studio ha rilevato come quest’abitudine potrebbe determinare a lungo andare, modificazioni strutturali significative nel cervello, assolutamente non positive. Attraverso l’utilizzo di tecniche di risonanza magnetica funzionale, i ricercatori hanno osservato una minore densità di materia grigia nella corteccia cingolata anteriore, che ha un ruolo centrale nell’elaborazione del pensiero e nel controllo emotivo. Le ipotesi sembrano collegare il multitasking a ridotte capacità di attenzione, difficoltà di memorizzazione, maggior rischio di depressione e ansia, risultati inferiori a scuola.

C’è una differenza nell’approccio di ricerca tra la vecchia Europa e i paesi tecnologicamente lanciati verso il futuro?

Non direi. Nel 2014 in Corea del Sud, uno studio condotto su tardo-adolescenti di ambo i sessi, ha mostrato che la maggioranza degli intervistati tendono a manifestare stati d’ansia se non è in possesso dello smartphone, se non può utilizzarlo o se ha la batteria scarica e che un discreto 23% tenta di ridurre l’uso dello smartphone, ma non ci riesce. Si chiama cellularmania o nomofobia e consiste in una vera e propria difficoltà a staccarsi fisicamente dal telefono o nel timore di non essere in contatto con il mondo, una vera e propria forma di dipendenza, di addiction.

Quindi telefonini come stupefacenti elettronici?

Alcuni studi hanno dimostrato come la dipendenza possa creare delle modificazioni a livello della corteccia prefrontale e del sistema limbico. La prima è deputata alle funzioni di controllo del comportamento e della cognizione, mentre il sistema limbico, che ha il compito di processare le emozioni, è chiamato in causa nei processi di memorizzazione. Tali modificazioni comportano una riduzione nella capacità di regolare le emozioni, accentuando la necessità di regolarle dall’esterno attraverso l’interazione con il cellulare che è fonte di rassicurazione e che permette di gestire meglio la difficoltà a stare soli, la noia, le paure e le emozioni.

Nel 2015, in Ungheria, è stato condotto uno studio su adolescenti, che ha indagato la relazione tra l’uso dello strumento e alcune caratteristiche di personalità come l’impulsività e l’empatia. Questo studio, rileva che i ragazzi mediamente usano lo smartphone 5 ore al giorno e che il tempo speso con questo strumento sembra influire sui livelli d’impulsività, ansia e depressione, deficit dell’attenzione e disturbi fisici.

Non vanno inoltre sottovalutate le conseguenze della graduale e prolungata esposizione alle radiazioni emesse da smartphone ed altri dispositivi elettronici. È l’Organizzazione Mondiale della Sanità a considerarle potenzialmente cancerogene per l’uomo, particolarmente per bambini e adolescenti, esposti precocemente a queste radiazioni.

E ora in Italia il ministero dell’Istruzione (MIUR) vorrebbe emettere una circolare per sdoganare l’uso degli smartphone personali a scuola, cosa ne pensa?

Alla luce di queste evidenze scientifiche che vengono sottolineate anche dagli stessi produttori, ci si chiede come se ne possa ipotizzare l’uso durante le ore scolastiche. Dare una educazione digitale, avere a supporto dei docenti, nella didattica, dispositivi digitali che indirettamente o direttamente facciano individuare ai bambini, ragazzi, le grandi potenzialità del digitale ed indirizzarli in un uso appropriato e costruttivo, è da considerarsi parte integrante della didattica, ma sempre in considerazione di come si sviluppa la potenzialità cerebrale dell’individuo, visto quindi come miglioramento di uno sviluppo intellettuale e non di una pericolosa compromissione di circuiti neuronali fondamentali per mantenere l’equilibrio funzionale dell’attività di scambio d’informazione tra i due emisferi cerebrali. Potenziare l’attività del nostro emisfero sinistro a scapito dell’emisfero destro del nostro cervello crea squilibrio in tutto il sistema nervoso favorendo l’instaurarsi di patologie, anche molto gravi, di cui tutta la letteratura scientifica ci parla attraverso innumerevoli ricerche.

La Commissione insediata dal MIUR e voluta dalla ministra Fedeli non sembra aver tenuto conto di tali pesanti evidenze scientifiche. Che ne pensa?

Mi confonde aver notato come nella Commissione insediata dalla ministra Valeria Fedeli, che doveva decidere sull’appropriatezza dell’uso degli smartphone in classe, non fossero stati invitati a contribuire nella decisione esperti con competenze sullo sviluppo cerebrale e psicologico dell’essere umano. Non mi pare di aver individuato nella Commissione neurologi, psichiatri, psicologi, psicoterapeuti, e specialisti dell’età evolutiva. Come è possibile prendere decisioni di così grave rilevanza senza tenere in considerazione quale potrebbe essere l’impatto della decisione stressa sullo sviluppo cerebrale e di personalità dell’individuo? Come non si sia considerato questo come primo requisito rispetto alla decisione?

Sembrano emergere manchevolezze di non poco conto sulla vicenda smartphone del MIUR e scarsa sensibilità scientifica proprio in un ministero che più di altri dovrebbe guardare con attenzione alle istruttorie e alle evidenze scientifiche, dal momento che guida anche la ricerca italiana…Non le pare?

Quando le decisioni che gli organi legislativi, di ogni grado, prendono smetteranno di essere privi di considerazioni che riguardano la psicologia dell’individuo o del gruppo sociale forse potremmo cominciare a parlare di una politica che si occupa dello sviluppo sociale ed economico di una Nazione. Finché le decisioni saranno basate su banali interessi economici a breve termine, o legati a rastrellare voti per le elezioni, o peggio superficialmente concepiti, le Nazioni guidate con questa modalità, piuttosto cieca e momentanea, non potranno che autodistruggersi. Solo quando le classi dirigenti riescono a cogliere dietro ad ogni decisione i danni o i vantaggi per gli individui che rappresentano, solo allora quella Nazione potrà prosperare nel tempo. Una popolazione che cresce sana potrà produrre una Nazione sana, altrimenti sarà una Nazione malata. Purtroppo questo è il degrado della conduzione politica che è cominciata nel lontano 1968. La politica ha smesso di essere programma, ha smesso di perseguire finalità sociali e di preoccuparsi della integrità degli individui, ha solo preso decisioni autoreferenziali, promettendo al sociale raggiungimenti di desideri egocentrici e non educando al concetto di bene comune. E questo è in un certo senso il risultato che si legge dietro la vicenda del decalogo che sdogana l’uso degli smartphone privati a scuola.

Ne viene fuori un quadro scoraggiante…

È vero ma purtroppo è così. Stiamo assistendo come risposta a ciò alla totale perdita di empatia, senza la quale si distrugge inevitabilmente il concetto di sociale, poiché si produce un insieme di individui non in contatto tra di loro, ma estranei se non nemici (si pendi all’hate speech). Se non prendiamo consapevolezza del significato per una Nazione di cosa dovrebbe essere una conduzione politica, dove la coesione del gruppo costruisce la società, dove il benessere primario deve considerarsi uno stato psichico e di coesione, non ci potrà essere nessun futuro, ma solo degrado.

E allora cosa fare? Che consiglio dare alla politica

Dobbiamo assolutamente cambiare la prospettiva con cui si governa, se i nostri politici riusciranno a smetterla di preoccuparsi della loro poltrona e delle controversie tra di loro e cominceranno ad usare come guida primaria dei programmi da proporre e sviluppare il benessere dell’individuo, ma non come singolo bensì come parte dell’organizzazione sociale, potremo vedere una evoluzione della società.  Saremo tutti in grado di usare al massimo le potenzialità del mondo digitale, ma non saremo depressi o soggetti isolati che parla non con sé stessi nello specchio dei social. Torneremo ad essere creativi e innovativi insieme, che sono le qualità degli italiani che il mondo ammira.

Link all’intervista: https://www.key4biz.it/smartphone-classe-danni-alla-concentrazione-intervista-paola-vinciguerra-psicoterapeuta/211246/